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Dal Veneto al Messico

De Marchi: dal Veneto al Messico

Il trisnonno Antonio si unì in matrimonio con Teresa Martini, (si presume) a Camalò (paese in comune di Povegliano TV) ed ebbero (a quanto al momento ci è dato di sapere) minimo due figli. Uno di loro, Domenico (mio bisnonno paterno, nato il 6/10/1851) assieme alla sua famiglia, forse a causa dell’inaspettata scomparsa del padre (sin dall’infanzia (frase testualmente riportata dal testo dell’atto di matrimonio di Domenico)), andò a vivere a Selva del Montello.

Il 12 febbraio 1877 il parroco Don Luigi Panico unì il giovane alto magro con gli occhi chiari in matrimonio a Barcè Cristina Caterina (nata l’11 luglio 1856 da Aniceto e Giacoma Negrin, uniti in matrimonio il 19 gennaio 1853). Non terminò neppure l’anno che il 6 novembre ebbero il primo figlio (e in ricordo del padre lo chiamarono) Antonio, preoccupati o entusiasmati per il futuro, decisero incoraggiati (o condizionati secondo il racconto di Maria figlia di Antonio) dalla sorella maggiore, di partire per il Messico in cerca di un futuro con maggiori prospettive.

 

Queste prospettive erano offerte (secondo cronache di allora) da persone che avevano avuto esperienze in Messico durante il periodo di Massimiliano D’Asburgo, tali persone, intravedevano la possibilità di poter sfruttare al meglio le risorse agricole di quel paese portando i nostri coltivatori capaci di coltivare la terra in un modo un po’ più progredito e ingegnoso.

In quel periodo anche le autorità messicane, stavano valutando la possibilità di fare lo stessa cosa gettando le basi per un’immigrazione dalle nostre zone, come risulta da scritti dell’epoca presenti nel capitolo(10).

All’incirca il 10 di dicembre la spedizione di cui facevano parte Domenico e famiglia, sono partiti a piedi alla volta di Genova al fine di imbarcarsi per il Messico, molto probabilmente sul “vapore Atlantico” nave che in quel periodo faceva rotta da Genova per Veracruz e ritorno. Il tempo che occorreva per effettuare la traversata era di circa un mese.

 

Il tempo del viaggio totale da casa a Città del Messico poteva variare di molto. Allora riepilogando: partenza per Genova presumibilmente il 10 dicembre, circa 15 giorni minimi di viaggio per percorrere circa 400 chilometri, più un margine di 5 per eventuali imprevisti, più una settimana di anticipo che la compagnia di navigazione consigliava, per poter espletare tutte le pratiche e i permessi necessari e dar loro la certezza che i posti a disposizione venissero occupati. (Ogni altro intoppo non dovuto al singolo ma alle esigenze della nave e alle autorizzazioni comportava ritardi che in qualche raro caso arrivarono anche ai 40 giorni). Nella migliore delle ipotesi quindi ad un paio di mesi dalla partenza dovrebbero essere arrivati a Veracruz, poi una decina di giorni al fine di espletare le formalità burocratiche per arrivare a Città del Messico il 20 febbraio circa dopo 11.000 e più chilometri di viaggio.

 

 

In base allo stato di famiglia originario redatto dal comune di Tezze sul Brenta nel 1928 che tiene conto dei documenti arrivati dall’ambasciata di San Paolo del Brasile, in cui risulta che Luigi (mio nonno) è nato a San Gabriel di Tacuba (Messico) il 17/3/1882, desumiamo che gli stessi genitori di Luigi e la loro famiglia facessero parte delle famiglie venete che avevano trovato lavoro provvisoriamente nella Hacienda de la Ascensiòn e in un secondo momento avevano acquistato a condizioni estremamente convenienti dal governo alcune terre paludose e aride ricoperte di salnitro, poste nella località aldana presso il villaggio di Atzapotzalco ai margini della periferia di Città del Messico verso ovest, Tacuba ora fa parte della zona più centrale di Città del Messico.

Lo scritto che segue è tratto da un testo pubblicato nel sito ufficiale dell’ambasciata italiana di Citta del Messico:

[…] Delle vent’otto famiglie venete otto famiglie non soddisfatte, con tutta ragione, della bontà dei terreni, rimpatriarono. Ottenuto un credito e strumenti agricoli, i coloni di Aldana si accinsero a lavorare in comune; aprirono larghi e profondi fossati per raccogliere le infiltrazioni che dai terreni vicini si versavano nei loro campi; si provvidero di una macchina a vapore della forza di 15 cavalli per prosciugare la palude e preservare i raccolti, nella stagione delle piogge, dagli straripamenti del Rio Consulado; dissodarono la terra e la purgarono del salnitro. Le sofferte privazioni, le lunghe e non interrotte fatiche ebbero largo premio. Ben presto gli sterili piani produssero meravigliosamente granoturco, biada, avena, orzo ed erba medica.

Quei tenaci e forti veneti acquistarono magnifiche vacche svizzere, olandesi e Durham, e dal latte, che vendono in città, ricavano pingue guadagno. Alcune famiglie hanno già fatto ritorno al paese nativo col modesto gruzzolo (15-20 mila scudi); altre si dispongono a partire nella prossima primavera. Molti italiani, tra cui i fratelli Cauduro e Zerboni, entusiasti del progresso raggiunto dalla colonia Aldana, affittarono e comprarono terreni alle porte di Messico, ed oggi contano una discreta fortuna.

Fonte

Giallo: Volpago – Rosso: Povegliano – Nero: Selva delMontello – Blu: Camalò.

 

 

Estratto dal Registro dei matrimoni di Selva del Montello:

Traduzione:

Foto storiche (chissà se su qualche foto ci sono anche i nostri antenati !)

Possibile percorso: Selva del Montello – Genova:

Genova – Veracruz:

Tacuba segnato in verde

La casetta nella cartina indica la zona dove erano le terre acquistate.

Descrizione (tratto da un sito internet americano), The Columbia Gazetteer of North America. 2000,), della località Tacuba (tah-KOO-bah) sezione nordovest di Città del Messico, Messico centrale, 28°03’N 107°07’O. Sobborgo residenziale e industriale (macchinari, gomma). E’ importante la chiesa San Gabriele, durante la Settimana Santa gli indiani rappresentano la passione. Nelle vicinanze si trovano molti resti archeologici. Fondata dagli indiani Tepaneca, è stata poi annessa alla confederazione Azteca. Fu occupata dagli spagnoli e parzialmente distrutta (1521).

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